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La Montagna, la Passione, Insieme!

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Gruppo Escursionisti Falchi Olginatesi


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Libia - Marzo 2006


InchAllah
Abbraccio gli amici amatissimi che con me sono venuti nel Deserto, come me carichi di aspettative, scevri di certezze.
Siamo arrivati finalmente dopo i mistici, i santi e i profeti, le genti che nel suo spoglio scenario hanno formate alcune delle maggiori religioni del mondo, eroi epici come Mosè, Giovanni Battista, Gesù e Maometto che hanno camminato e vissuto nella sua vastità. Camminare nel Deserto è fare esperienza rasentando l’imprevisto, l’invisibile, provando l’infinito passo a passo costantemente intorno a noi. Esperire è ascoltare il mistero che ci avvolge ed è a noi compenetrato.
Ascoltare ciò che non ha forme e confini è propriamente il pensante cammino e pensando possiamo accogliere nella nostra finita persona l’infinito darsi in noi dell’assoluto; un’attrazione continuata, umilmente libera e celestialmente destinata. Basta guardare la nostra guida Mohammed mentre cammina leggiadro e leggero. Pensieroso cammina vuoto, liberamente pensante all’aperto incessante. Piccolo di corporatura e con capelli corvini incede sulla sabbia senza incidere, a passi di danza, procede destinato e libero, armonioso e spontaneo, scelto e già iniziato, il danzante viandante derviscio, nel proprio estaticizzante esserci esistenziale. Danzare è un lieve elevarsi dalla terra al cielo, quale un primaverile germogliare, un vivace emergere di nuovi moti vitali, che spingono ogni essere a ringiovanire e gioire, pieni di slanci verso l’abbondante alimento solare, l’elevatezza e leggerezza ambita. Aspettare l’aiuto e la salvezza che verranno da Dio, mentre già il nudo Deserto è comunque una via alla pace, purificativa e selettiva, ponendo sempre in costante giudizio ogni singolo e comunitario uomo, portandolo ad autogiudicarsi, senza orpelli retorici e senza possibili attenuazioni.
Il Deserto rivela al di là dei ruoli prestabiliti, dei pregiudizi delle assicurazioni. Guardare ai nomadi, simpatici fin da subito, e credere che la differenza tra le persone sia una ricchezza e non un’assurda fonte di odio. Significa finalmente capire come la verità non sia qualcosa di astratto, di generale, ma stia sempre nel singolare, nella differenza, nella irripetibile persona che la incarna e la interpreta nella forma esistenziale, artistica, lavorativa, ideale che la riveli. Cioè quanto più si approfondirà autenticamente una prospettiva particolare, quanto più si affinerà e definirà un’interpretazione singolare, tanto più in ciò la verità sarà rivelata, l’umanità ne verrà arricchita, la comunicazione, il dialogo e la comunione universali diverranno rinvigoriti. L’originalità dell’idea sta proprio nel mettere in opera la verità della ricchezza delle molte differenze, ciascuna pienamente vera, perché nel Deserto è autentica trascendenza orizzontale, come mostra la pluralità delle differenze linguistiche (arabo, tamacheck, francese, inglese, italiano…), culturali, personali di ognuno di noi trekker, nonchè verticale quando entra in gioco l’alterità assoluta incostrata al fondo vuoto di noi stessi. Sperare quindi che il Deserto possa togliere ogni crosta superflua: non solo il ricco strato vegetale che ricopre il pianeta, ma anche gli strati esteriori degli esseri umani, come le acquisizioni materiali e quelli interiori come le perniciose configurazioni antiomeostatiche e arcaiche del Sé grandioso investite di libido narcisistica.
Cercare le faville di una fremente luce superiore nell’amicizia quotidiana pur assumendo sapientemente la sventura intrinsecamente mondana, sottrarsi alla forza anonima della inesorabile devastazione della modernità è questo di certo già un aprirsi un varco al soprannaturale, un quasi impossibile orientarsi nell’immensità del labirinto desertico, risolvibile solo a ritroso, dall’alto della libera grazia sopraggiunta dell’amore divino, altrimenti intransitabile alla violenza propria a ogni passo esclusivamente umano, in via di illuminazione. Scrutare la notte l’unico cielo stellato, credendo senza vederlo di avere un fratello gemello cosmico che attende un sorriso tra gli spazi siderali.
Tanti piccoli cenni nei visi dei compagni alludono a tale universale simpatia fatta di amicizie singolari, rarissime irripetibili eppure onnipresenti. Ancora è il mistero dell’unità nella differenziazione, la fragilissima eppure irrevocabile armonia, reciproca tra grani di sabbia, oasi lontane, nuvole o stelle e persino di Dio, uno e trino assieme. Ascoltare il fresco soffio umbratile nella notte, trattenere sulle labbra asciutte il tepore ancora non baciato, è entrare nella vasta gioia del Deserto, sino ad esserne innamorati.
Riccardo (Senatore)